INTERROGAZIONE AL SENATO SULL'AZIONE DI INQUINAMENTO DELLA ITALCEMENTI A ISOLA DELLE FEMMINE

IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA: DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA

Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.

Senato della Repubblica
13a Commissione
Territorio, Ambiente, Beni Ambientali

interrogazione a risposta scritta
al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute
Senato della Repubblica
13a Commissione
Territorio, Ambiente, Beni Ambientali
interrogazione a risposta scritta

al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute

Premesso che:
- in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;
- oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell’Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;
- l’area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;
- nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);
- da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant’è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;
- il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva “Habitat” (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione;
- le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;
- nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che “all’interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno…”(verbale n. 9942393);
- il 25 gennaio 2006, l’ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006);
- la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno dello stabilimento;
- a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall’ARPA;
- il 25 luglio 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;
- nella diffida si legge, tra l’altro, che “il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2” e che, sebbene “la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l’uso del petcoke come combustibile”, rilevando infine che “nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
- solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto “a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l’attività di deposito del combustibile solido (petcoke)”, in virtù dell’Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;
- l’Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che “sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione” (per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando “l’Italcementi dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006”, evidenziando inoltre che “ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
- l’8 gennaio 2007, il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio, l’immediata sospensione dall’incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;
- il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;
- a tutt’oggi, l’Italcementi non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell’impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri,

Si chiede di sapere:
- se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;
- se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all’interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive “che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose”, le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;
- come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.

Sen. Tommaso Sodano, Di Lello e Liotta
http://www.isolapulita.it/

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LA POLITICA DEI TUMORI DELLE DIOSSINE DELLE NANOPOLVERI

I politici promotori di tumori, nanopolveri e diossine e profitti in Borsa con i soldi delle nostre bollette...Parte dell´Ulivo non voterà l´emendamento sui Cip 6.... Beppe Grillo sul suo blog parte all´attacco sui Cip6: «I politici promotori di tumori, nanopolveri e diossine e profitti in Borsa con i soldi delle nostre bollette dell´Enel ci riprovano – scrive il comico ambientalista - Mi è arrivata una vocina: una parte dei nostri dipendenti dell´ Ulivo non voterà (insieme ai sodali di An e Forza Italia) l´emendamento del governo Prodi che: - per rispetto delle leggi dell´Unione Europea (2001/77/CE sulle fonti rinnovabili e le norme che vietano aiuti impropri di Stato), - per rispetto della salute dei cittadini che inalerebbero diossine e nanopolveri cancerogene, elimina i finanziamenti a inceneritori e fonti assimilate (carbone, raffinerie di scarti petroliferi) per impianti non ancora costruiti, ma che hanno "autorizzazioni" sulla carta concesse entro il 31 dicembre 2006». Grillo fa l´elenco delle «nuove camere a gas autorizzate entro il dicembre 2006»: l´inceneritore di Torino, il gassificatore di Malagrotta (Roma), nuove linee a Brescia e il forno di Acerra e bastona «il presidente margheritino della Provincia di Torino Saitta. Il parcheggiatore diossino-diessino Chiamparino» colpevoli di fare «patetici appelli alla destra» e di non dire «una parola sulle alternative possibili agli inceneritori e il dimezzamento delle discariche grazie a sistemi integrati di riduzione alla fonte, raccolta porta a porta con tariffa puntuale, compostaggio e trattamento biologico a "freddo"». Poi invita i cittadini ad inviare e-mail alla Camera ed al governo con su scritto: «Basta con la truffa contro le leggi Ue dei sussidi all´incenerimento e fonti assimilate, no a deroghe speciali per gli impianti inesistenti di Torino, Roma-Malagrotta, nuove linee di Brescia e forno di Acerra» ed a firmare la petizione on-line alla Commissione Ue ed al Governo italiano per l´abolizione dei finanziamenti agli inceneritori e alle fonti assimilate (raffinerie, centrali a carbone, etc) che ha già raccolto 26.000 firme- «Avverto gli eventuali piromani – scrive Beppe Grillo - che pubblicherò nomi-cognomi-email dei dipendenti di Camera e Senato che voteranno contro l´emendamento se non venisse approvato. In caso di future sanzioni da parte dell´Unione Europea per gli impianti in deroga li riterrò legalmente responsabili per risarcimenti finanziari e per eventuali danni di natura sanitaria ed ambientale, sino alla valutazione dell´omicidio colposo». Sulla questione interviene direttamente (e chiarisce un po´ meglio il contesto) il ministro dell´ambiente: «Voglio rispondere alle preoccupazioni espresse da Beppe Grillo sulla questione dei Cip6 – dice Pecoraro Scanio - La Direttiva europea del 2001 definiva a quali fonti rinnovabili potessero essere concessi gli incentivi e tra queste non figuravano le cosiddette ´fonti assimilate´. Io sono semplicemente per il ripristino della legalità. Del resto era stato già ammesso il fatto che nel maxiemendamento alla Finanziaria la modifica della norma sui Cip 6 conteneva un grave errore materiale e che, quindi, andava corretta secondo gli accordi già presi in Commissione al Senato, finalizzati a sanare l´assurdo sistema di finanziamenti impropri a fonti non rinnovabili. Questo impegno era stato poi ribadito in sede di Consiglio dei Ministri del 27 dicembre 2006. Ho fatto appello a tutte le forze dell´Unione affinché sia approvato l´emendamento (del governo e dei Verdi) che ripristina il test o concordato al Senato». Ma anche il ministro sembra avere qualche timore politico-istituzionale: «Nelle ultime ore alcune agenzie di stampa stanno battendo l´indiscrezione secondo cui gli uffici della Presidenza della Camera si appresterebbero a dichiarare l´inammissibilità, per estraneità della materia, dell´emendamento che, peraltro, era già stato riformulato e dichiarato ammissibile in Commissione. Del resto sarebbe incomprensibile un´eventuale inammissibilità, dal momento che l´emendamento è stato presentato al decreto che recita "disposizioni urgenti per il recepimento di direttive comunitarie e adeguamento a decisioni in ambito comunitario" e questo è esattamente quanto dobbiamo fare! Anche perché – ricorda Pecoraro - i Cip6 sono costate all´Italia già due procedimenti di infrazione con conseguente messa in mora per l´errata applicazione della Direttiva del 2001. Voglio confermare che insisterò caparbiamente per ottenere il rispetto delle norme europee, dei consumatori e del programma dell´Unione».

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