L' Op Art di Damiano Gulluni
Inserito da damianogulluni il Ven, 2008-01-04 23:35
Qual è il filo conduttore che lega i pieni e i vuoti tra cui oscilla l’op art di Damiano Gulluni?
Qual è lo scopo ultimo dei suoi molteplici labirinti, dove i colori si alternano ritmicamente fino a catturare lo sguardo dello spettatore per farlo scivolare ripidamente in un vortice veloce e senza fine?
E cosa si nasconde, invece, dietro i palazzi, dietro quel susseguirsi di edifici schematizzati e ironizzati attraverso la ripetizione di archetipi, dove il vuoto prende corpo nel vivace cromatismo che si staglia sul candido sfondo bianco?
Per scoprire l’arte del pittore calabrese, è fondamentale seguire i corsi e ricorsi che hanno segnato la sua evoluzione, dall’infanzia alla laurea in architettura, dal disegno ornato al disegno tecnico, dall’arte concettuale all’arte geometrica.
I suoi paesaggi interiori ripropongono l’eco del canto delle sirene; le sue illusioni ottiche seguono il filo di Arianna; le sue fantasie poetiche si rifanno all’idillio naturalistico dell’Arcadia. La linea morbida e sinuosa fa da contorno ad alte muraglie, grattacieli imponenti e antichi templi greci; ma in tanto ordine costituito, il capriccio e l’estro sopraggiungono improvvisi nei cerchi quadrati, nei bordi luminosi, nelle onde concentriche di piani, coni, sfere e cilindri. La luce diffusa, il cubismo lineare, il ritmo spaziale suggeriscono l’impressione di colori, forme, segni in movimento, come un flusso di cangianti emozioni.
La costruzione di complicati labirinti e la sublimazione del paesaggio urbano nascondono la ricerca incessante del movimento, di un moto che porti l’artista e insieme lo spettatore alla fuga dalla realtà, all’incursione in una dimensione altra, psichica e onirica, dove lo spazio e il tempo si perdono nell’infinito.
L’alternanza di fasce di colore disposte in sequenze ordinate alla ricerca continua del movimento convive con il ricorso di linee leggere, fragili, giocose, che tentano di ricostruire il mondo circostante e penetrare il segreto delle cose.
Ma le sue opere non svelano la realtà: lasciano intravedere diversi aspetti di mondi possibili; non esistono in sé e per sé, ma acquistano un senso compiuto solo ed esclusivamente nella mente di chi le guarda.
Il potere dialogico della sua arte sta proprio in questa capacità di innescare nello spettatore un processo interattivo, di eccitare e stimolare la sua fantasia, lasciandolo libero di sognare e di instaurare con l’opera un dialogo assolutamente interiore, personale e, proprio per questo, insindacabile.
E allora?
A voi la libera interpretazione!
Myriam Latronico
http://www.rcs.it/rcslibri/speakerscorner/arte13.spm

